Vai al contenuto

Chi sono


Andrea Signorini

Sono Andrea Signorini, un aspirante regista e sceneggiatore. Mi sono diplomato presso l’Accademia di belle arti di Firenze in pittura. Successivamente, avendo la passione per la scrittura e volendo approfondire il linguaggio cinematografico, mi sono iscritto alla ” Scuola Nazionale di Cinema Indipendente” grazie alla quale, tramite un percorso durato due anni, ho conseguito il diploma di regia, e ho avuto l’opportunità di realizzare un cortometraggio.

Incuriosito anche dal teatro sto frequentando vari corsi di regia teatrale tenuti da Massimo Luconi presso la “Fondazione Zeffirelli”.


La mia storia


La storia di questa mia passione:

Sebbene fin da piccolo non abbia nutrito particolare interesse per la scrittura, mi piaceva molto farmi raccontare dai miei genitori o da parenti delle storie, che spesso erano fiabe, perché ero molto incuriosito non solo da come potevano finire ma dal significato che celavano. Crescendo ho perso completamente interesse nel ruolo del semplice “ascoltatore” e, in età adolescenziale, ogni tanto, aiutato dalla musica che in quel periodo ascoltavo, mi divertivo a creare dei veri sogni ad occhi aperti, delle storie non scritte che , per certi aspetti riprendevano in parte i racconti fantastici della mia fanciullezza e in parte i temi personali a cui sono sempre stato molto legato, in particolar modo alla precarietà della vita umana e alla presenza/assenza di Dio.  Sebbene inizialmente tutto ciò che creavo rimanesse nella mia sola mente, con il tempo mi sono appassionato alla lettura dei grandi classici della letteratura europea che mi hanno aiutato a consolidare le mie precarie basi culturali e a riflettere su me stesso. In particolar modo, non posso non citare “La metamorfosi” di Kafka ,”La montagna incantata”di Thomas Mann e “L’idiota” di Dostoevskij. Successivamente, grazie a degli incontri con persone che nel corso degl’anni sarebbero diventate amiche, ho raccontato loro le mie storie  e mi hanno invogliato a metterle su carta.  Accanto a questa crescente cultura letteraria, di pari passo sono riuscito con gli anni a costruire anche quella filmica, iniziando con la visione, sempre sotto il consiglio di un mio caro amico, del “Settimo sigillo” di Ingmar Bergman che è diventato  subito il mio preferito, giacché ha cambiato in me il concetto di fare cinema: se prima infatti concepivo i film come mero intrattenimento, dopo il celeberrimo capolavoro del regista svedese erano diventati molto di più. Il cinema, quasi d’un tratto, si trasformò in me in una forma d’arte. In quelle scene così drammatiche, in quei monologhi così interessanti e al contempo strazianti che trattano  della condizione umana, mi sono rivisto, come se io stesso facessi parte del film. Per tutta la durata del lungometraggio la mia sensibilità, il mio stato d’animo erano impietriti dalla vicenda dell’Uomo al cospetto del mistero della vita. Quella proiezione mi ha fatto comprendere cosa significa dare volto alle immagini. Da allora mi sono documentato sul cinema d’autore e sulle sue varie correnti più importanti, soprattutto quella “espressionista” nata nei primi anni del 900 in Germania. E qui vorrei citare un grande capolavoro che ho apprezzato molto, considerato il manifesto paradigmatico di tale forma artistica:” Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert Wiene.  Finito il liceo ho deciso di iscrivermi all’ Accademia di belle arti a Firenze sotto l’indirizzo pittura, giacché ho sempre desiderato saper dipingere e disegnare e perché, con una tale abilità, avrei potuto trasformare le mie “visioni” o racconti scritti in raffigurazioni su tela.  Un giorno ho notato che Stefano Socci avrebbe tenuto un corso sul cinema, incentrato sull’Amleto e sul teatro elisabettiano. L’ incontro con quel docente è stato  molto importante per la mia carriera “scolastica”, perché non solo ho avuto l’opportunità di approfondire sia la storia del teatro inglese che il cinema, anche se limitato all’opera di Shakespeare,  ma, soprattutto, perché per la prima volta, ho sperimentato realmente cosa significasse scrivere una sceneggiatura teatrale, un riadattamento in chiave moderna dell’Amleto. E così, dopo aver terminato gli studi accademici basati prevalentemente sulla pittura, mi sono iscritto alla Scuola Nazionale di Cinema Indipendente dove ho imparato le basi tecniche della settima arte compresa la sceneggiatura, oltretutto realizzando il mio primo cortometraggio da me diretto, scritto, montato. La storia tratta, in modo metaforico,  del rapporto tra l’uomo e la tecnica nel mondo moderno. Un mondo dove, a mio avviso, la tecnica, rappresentata nel film simbolicamente dal telefono, ha sostituito Dio e tutta una serie di antichi valori,  proposti nella mia creazione, nella figura di un vecchio morente.

L’aver avuto la possibilità di realizzare, in ambito cinematografico, un racconto che riguarda il mio mondo interno, mi ha spinto a partecipare a vari festival, sottraendo la pellicola dalla sfera privata per poterla inserire in quella pubblica. Mi sono posto quindi la domanda se non fare lo stesso con le mie storie”cartacee”. In poche parole, ho deciso di creare questo sito per poter condividere il mio lavoro che tocca diversi temi a me cari, da quelli sociali, a quelli di stampo filosofico, teologico e, perché no, anche di tipo psicanalitico, sperando così anche in un confronto.