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Dal medico

Dal medico

In una sala d’attesa di uno studio medico si trova, seduto su una sedia, intento ad aspettare il proprio turno, Germano Andriolli.  Accanto all’uomo, alla sua destra, c’è una signora con gambe e braccia fasciate a causa di un evidente serio problema.  A sinistra, invece, si trova un signore anziano con il corpo completamente paralizzato e ricoperto anch’esso, a tratti, da varie bende. Tutti e tre i pazienti sono assorti nei loro pensieri, ma mentre i volti del vecchio e della signora sono sereni e rilassati, quello di Germano è affetto visibilmente da una grave preoccupazione nonostante  sia, tra i tre  malati, almeno a prima vista, quello più sano. Il suo volto è tenuto su, come un peso morto, dal braccio destro appoggiato sulla coscia. La sua schiena è curva, non tanto per ragioni fisiche, quanto per un abbandono ad una condizione depressiva senza speranza:  la fatica di vivere. Riverberano nella stanza solo i flebili gemiti prodotti dalla respirazione compromessa dell’anziano signore. Poco dopo, la porta della sala d’attesa si apre ed entra nella stanza il dottore Enrico Pazzioli. Data una rapida occhiata ai volti dei pazienti dice:  “La prego di venire, signor Andriolli. è il suo turno.”
“Eccomi ” soggiunge l’uomo mentre si alza dalla sedia.
Una volta entrati nello studio vero e proprio il medico si rivolge al paziente con occhi abbassati, come se fosse immerso nei propri pensieri senza alcun riguardo nei confronti del mondo che lo circonda, e con le sopracciglia increspate dice: ” Ha un aspetto decisamente nella norma… orribile. La prego di consegnarmi le ultime analisi che ha fatto.”
Andriolli porge la cartella a Enrico che, dopo averla presa con la mano destra, si siede davanti alla sua scrivania. Senza perder tempo, apre la busta e prende le radiografie. La sua fronte è sudata. Con la mano sinistra si accarezza ripetutamente la nuca mentre con la destra afferra  una penna  da un portapenne e la batte in continuazione sul tavolo. Dopo qualche secondo di silenzio il suo sguardo ritorna ad incrociare quello di Andriolli.
“Mio Dio… sono senza parole. Lei si sta ammalando!”
“Capisco… ” soggiunge l’uomo con il volto rivolto verso il pavimento.
“Nonostante le mie cure lei… lei si sta ammalando. Lei si sta ammalando… non ci posso credere… è proprio vero: talvolta la medicina non riesce a compiere il suo dovere. Eppure con i medicinali che le ho dato ero sicuro che la sua situazione sarebbe migliorata in poco tempo. Mi scusi, ma è certo di non aver sbagliato farmaci?”
“Sono sicurissimo dottore, ho preso per ben tre settimane due volte al giorno dopo i pasti il dolor infernalis  e il  certa mors prima di coricarmi ” risponde l’uomo con veemenza.
“Sì, i farmaci sono quelli… non capisco cosa sia andato storto” soggiunge Enrico mettendosi le mani nei capelli. “Ma non si preoccupi troppo. Se lei, oltre ai farmaci che le ho dato, aggiunge delle piccole pasticche di dolor aeternus da prendere solo il lunedì e il mercoledì alle ore quindici, vedrà che la sua situazione migliorerà in men che non si dica.”
“La ringrazio dottore. In questa condizione temo di dover vivere ancora a lungo” dice con un timido sorriso Andriolli.
“Non sia agitato, con le mie cure nessuno è mai sopravvissuto per molto” ribatte con tono appassionato il medico.
“Prima che me ne dimentichi, qualora non glie l’avessi già detto, l’avverto che l’organizzazione mondiale della sanità invierà la prossima settimana un ispettore per controllare lo stato clinico dei pazienti di tutti i medici di questa struttura.” continua il dottore.
“Ah, bene.”
“Non so se mi spiego, ma se le mie cure non dovessero avere effetto e il 30 per cento dei miei pazienti dovesse riportare segni di peggioramento, verrei licenziato istantaneamente. La prego, quindi, se tra sette giorni vedesse che la sua salute non è cambiata, di rompersi il femore sinistro, l’omero destro e di accecarsi almeno un occhio a sua scelta.”
“Speriamo che vada tutto per il meglio  dottore… e poi per la salute sono disposto a fare qualsiasi cosa!” grida Andriolli mentre i suoi occhi riversano lacrime di commozione.
“Bene, l’appuntamento quindi sarà lunedì prossimo alle 15. Ci saranno tutti i pazienti che sto visitando in questo periodo, pertanto, non si preoccupi se vedrà molta gente in sala d’attesa. Ah, ecco la ricetta.” soggiunge il medico porgendo all’uomo, con la mano destra, il foglio.
Dopo aver preso delicatamente la ricetta, Andriolli socchiude gli occhi allargando le labbra in un bel sorriso.
“La ringrazio con tutto il cuore Dottore” dice con gioia.
“E’ il mio mestiere, nulla di più”.

Arrivato il giorno, Andriolli si presenta in sala d’attesa con il volto completamente gonfio e con delle occhiaie violacee. L’uomo, per il dolore all’addome, è piegato su se stesso e riesce a malapena a camminare. Nella stanza, intente ad aspettare, ci sono circa una quindicina di persone, tutte con dei gravi e vistosi problemi. C’è chi ansima fortemente come se stesse soffocando, chi ha le gambe bendate completamente incancrenite, c’è chi ha un vistoso tumore alla gola e non riesce nemmeno a parlare, chi ha la pelle completamente rovinata. Germano, dopo aver dato una rapida occhiata, con una grande sforzo si siede. Dopo qualche minuto il dottore apre la porta che separa il suo ambulatorio dalla sala d’aspetto ed invita tutti i presenti ad entrare.  Una volta dentro, gli ospiti trovano la stanza completamente stravolta: all’interno i mobili che la ornavano sono spariti, lasciando spazio ad una piccola capanna appoggiata a una parete mentre il pavimento, formato prima da piastrelle bianche collegate tra loro da linee di fuga nere, è adesso ricoperto da del muschio finto incollato su un tappeto verde.
“Signori, prego. Oggi andremo a rappresentare la natività di Gesù Cristo. Ad ognuno di voi ho assegnato un personaggio che dovrà essere interpretato nel migliore dei modi. Vi chiedo, quindi, di provare ad immedesimarvi ed a dare il meglio di voi stessi affinché la “performance” contribuisca alla vostra completa guarigione. Vi prego, durante la messa in scena, di stare fermi e immobili mentre io e il controllore assisteremo al vostro operato. Per qualsiasi cosa vi daremo un aiuto immediato. Prima di incominciare a prepararvi ricordatevi che non siete soli e che la medicina contribuirà a risolvere i vostri problemi. Adesso vi informo che accanto alla capanna c’è una cesta dove ci sono i vestiti che dovrete indossare per tutta la durata della recita terapeutica.  I ruoli sono già stabiliti tramite un efficiente algoritmo. Sui costumi, infatti, ci sono scritti i vostri nomi. Forza che aspettate…potete iniziare già a cambiarvi!” dice il medico indicando con un cenno la cesta.  A quel punto tutti i pazienti, compreso Andriolli, si precipitano con affanno a prendere i loro vestiti. I volti sono sereni, mentre i loro corpi si muovono goffamente a causa delle evidenti menomazioni fisiche.
“Bene, vedo che avete capito senza alcun problema quello che dovete fare, si vede che siete disposti a tutto pur di guarire” soggiunge il medico.
“Mi scusi Dottore, qui c’è scritto che dovrei fare Baldassare ma il vestito è troppo piccolo… non mi sta” dice una signora porgendo al medico il costume.
“Strano, mi ero appuntato bene la taglia di ciascuno di voi… magari è ingrassata in questo periodo? Non si preoccupi più di tanto signora.  Questo è un problema suo… anzi se le stringerà un pochino è meglio, renderà il tutto ancora più terapeutico.” ribatte Cazzioli con ironia.
“Allora lo indosso?” chiede la donna
“Certo”
 Una volta vestiti, i pazienti si mettono in fila davanti al dottore.
“Bene, adesso vi dirò in che posizione stare per tutta la durata dell’ispezione. Signora Cristina, Lei che fa il bue, si metta accovacciata al lato sinistro della culla posizionata al centro della capanna”
“Subito” dice la donna che senza perdere altro tempo si avvia.
“Signor Antonio, lei fa il pastore. Si metta in ginocchio con le braccia consorte e lo sguardo rivolto verso la culla, mentre il signor Andriolli, visto che fa l’asinello, si metta a far compagnia alla signora Cristina nella medesima posizione ” ordina il medico con aria entusiasta.
In una decina di minuti la scena è pronta e i pazienti sono improvvisamente diventati gli attori del macabro teatro: Cristina e Germano, rispettivamente, l’asinello e il bue devono riscaldare, con il loro respiro, il corpo nudo di Primo, un signore di mezz’età rinchiuso in una teca di vetro con evidenti problemi mentali e malato di asma, che è stato scelto per interpretare il Cristo nascente. Maria e Giuseppe sono interpretati da Laura e da Roberto entrambi con sclerosi multipla. I loro volti guardano sorridenti gli occhi di colui che rappresenta Gesù, occhi che nel frattempo si sono bagnati di lacrime di sofferenza. I re magi sono prostrati davanti ai piedi del contenitore trasparente, tutti con gli occhi e la bocca spalancati, che, a detta del medico, devono rappresentare l’espressione dello stupore e della meraviglia. A differenza dei magi raccontati dal Vangelo, i doni che portano tra le braccia sono esclusivamente oggetti di carattere medico come siringhe e farmaci di ogni tipo. Dietro ai tre re, i restanti pazienti si dividono tra pastori e pecore: mentre i primi devono stare fermi in piedi, quest’ultimi sono costretti ad essere accovacciati e a mangiare il muschio incollato sul tappeto verde.
“Bene, a minuti dovrebbe arrivare l’ispettore. Mi raccomando, cercate di stare più fermi possibile e di compiere solamente quei piccolissimi gesti che vi ho ordinato di fare” si raccomanda il dottore mentre prende all’altra parte della stanza, in un ripostiglio, delle luci fotografiche già inserite sugli stativi e le direziona sul volto di Primo.
“Con queste lampade la scena risalterà ancora meglio” conclude.
Passano interminabili minuti durante i quali la stanza diventa lentamente un forno: i volti dei presenti, infatti, iniziano a sudare e i corpi degli attori incominciano a cedere accusando ancora di più la patologia della quale sono affetti. Ad un tratto la porta dello studio si apre ed entra un uomo in abito da giullare.
“Buona sera a tutti. Sono Vittorio Falcinelli, l’ispettore al servizio dell’organizzazione mondiale della sanità. Come state? Vi trovo tutti in gran forma” soggiunge l’uomo in tono scherzoso.
“Buonasera ispettore, prego si accomodi su quella sedia e si goda la scena” dice il medico indicandogli con il dito una delle due sedie posizionate appena dietro i pastori.
“Volentieri, grazie” soggiunge Falcinelli mettendosi a sedere e a scrutare ogni piccolo movimento degli attori.
Via via che il tempo passa, la situazione inizia a peggiorare: Primo, sentendosi soffocare dal caldo, ha un attacco d’asma e inizia a piangere come un neonato sotto lo sguardo deturpato dal dolore di Laura e  di Roberto, mentre,  il respiro di Germano e Cristina diventa sempre più ansimante.  Anche i pastori, a causa delle loro gambe incancrenite, accusano un profondo malessere: qualcuno di loro si accascia a terra inerme. Infine, anche coloro che interpretano le pecore si sentono male e vomitano tutto quello che stanno mangiando.
“Aiuto!” grida un pastore, “Non resisto più” continua.
“Certo che l’aiuto!” grida l’ispettore alzandosi in piedi.
“Per farle forza e tirarle più su il morale le racconterò una freddura: lo sa qual’ è il colmo per un uomo malato? Stare bene!” riprende il discorso Vittorio.
“Divertente come battuta, complimenti” soggiunge il pastore, mentre si contorce.
Qualche secondo dopo i gemiti di Primo si spengono, facendo così, riecheggiare nella stanza solamente i lamentii delle altre persone.
“Fermi tutti!” ordina l’ispettore. Poi, senza perder tempo, si avvicina alla teca di vetro fatta a forma di culla e nota che l’uomo è morto.
“E’ guarito!” esclama con gioia Vittorio.
“Complimenti dottore, il suo lavoro è promosso a pieni voti” soggiunge trionfante l’ispettore.
“Grazie infinite!” ribatte commosso il dottore, poi, dopo avere stretto la mano al suo superiore, si rivolge a i suoi pazienti dicendo “Bene, potete tornare a casa. Lo spettacolo è finito”
Germano, dopo aver riposto il costume nella cesta, stremato si rivolge al medico
“Complimenti, senza di lei il signor Primo non sarebbe mai guarito del tutto”
“Lo so, ed è per questo che sono qui. Altrimenti cosa ci starei a fare? Comunque si ricordi sempre che il malato è colui che guarisce e il sano è colui che si ammala”
“Lo terrò sempre presente dottore. Noi ci vediamo tra qualche settimana, giusto?”
“Sì, l’appuntamento sarebbe per martedì 27 tra due settimane ma potrei anche non esserci. Qualora non ci fossi, mi sostituiranno adeguatamente”
“Come mai?”
“Perché anche io, come lei, del resto, ho bisogno di andare dal medico.”