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Dietro la porta (film)

Dietro la porta
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CREDITI

  • Andrea Signorini Writer
  • Andrea Signorini Director
  • Scuola Nazionale Cinema Indipendente Producer
  • Mario Salvaderi Key Cast “Uomo con cellulare”
  • Henrj Bartolini Key Cast “Prete”
  • Gianni Andrei Key Cast “Settembrini”
  • Guido Vido Trotter Key Cast “Vecchio morente”

Int. stanza 1 – giorno

In una stanza molto grande e asettica, un uomo, è seduto su una gracile sedia posta al centro di quello spazio vuoto. Fissa imperterrito e con gli occhi completamente spalancati una parete bianca. Dalle poche e piccole finestre entra una fioca e pallida luce bianca che colpisce a intermittenza il suo volto completamente sconvolto. E’ solo. La stanza è pervasa da un silenzio profondo che si riverbera visibilmente anche nel cuore dell’uomo. Infatti, dalla sua bocca paralizzata e lievemente aperta, come se gli fosse impossibile controllarla, fuoriesce una saliva biancastra. Con piccoli movimenti, accompagnati da faticosi gemiti, cerca di ingurgitarla senza, però, riuscirci. Le sue mani tremolanti, in posa di preghiera poco sotto il mento, tengono strette il cellulare come se quell’arnese fosse l’unica salvezza. Dopo alcuni lenti e interminabili minuti l’uomo, in agitazione, con movimenti pesanti e impacciati, si alza dalla sedia, apre la porta e cambia stanza.

Int. stanza 2 – giorno

Non solo questo vano è spoglio ed inespressivo ma è anche del tutto identico a quello precedente. In fondo alla stanza, però, stavolta si trova un giovanissimo prete in abito talare seduto su una poltrona riccamente ornata. Lo sguardo della figura religiosa è tranquillo e sorridente e il suo corpo è composto e rilassato. Alla sua destra si trova un piccolo comodino sul quale vi è appoggiata una lampada che illumina costantemente il suo volto come un’aura divina. Di fronte a lui, a pochi centimetri di distanza, c’è una sedia vuota identica a quella sulla quale era seduto il protagonista nella stanza precedente. 

REVERENDO

Prego, si accomodi.

L’uomo, per nulla sorpreso, senza alcun indugio, fa come gli dice. Il giovane religioso gli appoggia con delicatezza la mano sulla nuca e inizia ad accarezzarla.

REVERENDO

Cosa le succede? Vedo che il suo cuore è colmo di paura. La esorto caldamente a raccontarmi ciò che la tormenta e vedrà che riuscirò a risolverle il problema.

Nonostante le parole dolci e rincuoranti del padre l’uomo ha il volto ancora sconvolto: i suoi occhi  gonfi e rossi  bagnano di lacrime il pallido volto spento. Il suo naso prende e ributta aria con grande affanno e forza a tal punto che le narici, a tratti, sembra che vengano risucchiate nei fori nasali

PROTAGONISTA

P-p-padre, la r-r-ringrazio di essere così b-b-buono con me. Mi sento profondamente solo e abbandonato da tutti. Mia moglie non mi ascolta più come se non sentisse le mie parole, mentre i miei figli provano indifferenza nei miei confronti. Quando vedo i loro volti vuoti rabbrividisco. Non le nascondo di aver pensato anche al suicidio. Per fortuna, porto sempre con me il mio telefono… ed… è proprio grazie ad esso che ora mi trovo davanti a lei a parlarle.

Udendo tali discorsi la mano del prete si sposta delicatamente sul volto dell’uomo e inizia ad accarezzargli la guancia.

REVERENDO

Bravo figliolo, è cosi che si affrontano le avversità della vita: chiedendo aiuto, chiedendo aiuto a chi della vita ne sa più di noi.  Adesso impugni bene l’apparecchio con tutta l’energia che possiede e inizi a pregare!

L’uomo, allora, inizia a stringere con tutta la sua forza il telefono assumendo sempre di più una posa di preghiera. Il ministro di Dio, notando l’apparecchio elettronico tenuto tra le mani dal protagonista, glielo strappa di mano  e inizia ad esaminarlo minuziosamente. Dopo aver spalancato gli occhi con aria di stupore, il suo sguardo diventa terribilmente serio e autoritario come quello di un padre che sgrida suo figlio.

REVERENDO

Cos’è questo  vetusto aggeggio? Il suo telefono?!!?

PROTAGONISTA

S-sì, padre. Qualcosa non va?

REVERENDO

Non ci posso credere… e lei viaggia con questo coso?

PROTAGONISTA

è la mia fonte di salvezza!

REVERENDO

No! Questo è il suo pozzo senza fondo! L’abisso delle sue disgrazie! Mi sono spiegato?

PROTAGONISTA

Sì padre. 

REVERENDO

Mi perdoni, ma facilmente mi adiro quando vedo un individuo, dalle grandi possibilità come lei, non accorgersi che l’orrore è incollato alle sue mani!!

Il ministro di Dio gli mostra il dispositivo rivelando tutto il suo sdegno.

REVERENDO

Spero che lei sia riuscito a comprendere il mio ribrezzo. Questo coso è finito! E’ diventato una serpe che le divora le membra. Deve sbarazzarsene!La parola dell’Altissimo non può servirsi di elettronici cadaveri. Settembrini! venga subito qui!

Settembrini, lo scienziato e il tecnico della struttura, dopo pochi secondi entra nella stanza con una scatola sigillata. I suoi passi sono veloci, decisi e, al contrario di quelli del protagonista, per nulla impacciati. Il suo volto è pallido ma sveglio. Muove ripetutamente gli occhi come se volesse tener tutto sotto controllo. Sebbene non lasci trasparire emozioni ha l’aspetto di una persona che sa quello che fa e che agisce sotto un protocollo già stabilito. Indossa un camice bianco sotto il quale ha una camicia elegante dello stesso colore. Alle gambe porta un paio di pantaloni eleganti bianchi. Giunto davanti al reverendo gli consegna l’oggetto. Il prete glielo prende dalle mani e lo da all’uomo.

REVERENDO

Prenda, è suo. Finalmente ora potrà godere dell’ultimo modello appena uscito e vedrà che tutti i suoi problemi si dissolveranno nel nulla!

PROTAGONISTA

Davvero è mio?

REVERENDO

Certo che è suo.

Il volto dell’uomo assume, finalmente, un’aria meno spaventata e più serena.

PROTAGONISTA

Non sa quanto mi ha reso felice padre. La ringrazio infinitamente e che Dio vegli sempre su di lei. 

REVERENDO

Lo farà senz’altro.

Una volta espressa la propria gratitudine al padre, il protagonista, si appresta a uscire dalla stanza. Con una mano sulla spalla Settembrini lo ferma. Lo scienziato ha un sorriso velato e i suoi occhi brillanti gli risaltano nel volto dandogli un’ espressione amichevole.

SETTEMBRINI

Mi scusi, prima che se ne vada, è necessario che svolga una piccola procedura burocratica. Ma non stia a preoccuparsi, è una cosa da niente.

Un brivido scuote la schiena del protagonista. I suoi occhi si spalancano, le sopracciglia si alzano e si avvicinano facendo così emergere al centro della fronte un solco a forma di ferro di cavallo e le  labbra iniziano a tremare senza sosta.   Con grande lentezza muove la testa verso lo scienziato increspando le labbra per creare un finto sorriso. Settembrini  guarda attentamente e in modo amichevole il volto impaurito dell’uomo, mantenendo sempre un velato sorriso.

SETTEMBRINI

Dovrà semplicemente portare il vecchio cellulare ad un signore anziano che abita nelle segrete dell’ edificio. La prego, però, di non interagire con lui in alcun modo perché potrebbe essere molto pericoloso.

PROTAGONISTA

Certo, sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di risolvere i miei problemi.

SETTEMBRINI

Bene, mi segua.

Lo scienziato, con un cenno amichevole, invita l’uomo a seguirlo. Una volta arrivato davanti ad una porta, Settembrini prende dalla tasca una chiave, la inserisce nella serratura ed inizia a girarla. Il suo volto, impassibile e deciso, è immobile mentre  gli occhi fissano   ripetutamente sia la chiave che i piedi del protagonista.

SETTEMBRINI

La vedo turbata. Andrà tutto per il meglio, vedrà. E’ solo questione di pochi minuti.

Gli occhi spalancati del protagonista sono rivolti verso il basso, intenti a guardare le sue gambe tremare leggermente. Le labbra sono immobili e piene di saliva dando, così, al suo volto un aspetto visibilmente terrorizzato e perso.

PROTAGONISTA

Non ne dubito. Mi scusi… se posso sapere ma… perché questa procedura? Mi sembra così assurda…

SETTEMBRINI

Lei è un peccatore. 

Dopo aver sentito la risposta secca e tagliente di Settembrini, il protagonista si zittisce e, con il volto paralizzato e perso nel vuoto, si avvicina dietro lo scienziato.

Int. stanza 3 – giorno

Aperta la porta, il protagonista si accorge non solo che la nuova stanza è identica alle due che aveva visitato in precedenza ma anche che in questo spazio ci sono degli individui intenti a guardare incessantemente degli orologi attaccati alle pareti. I loro volti sono spenti e irrimediabilmente avvolti nella visione del tempo che scorre senza tregua. Il ticchettio che rimbomba nella stanza permea il loro animo facendo dondolare ripetutamente il loro corpo proprio come un pendolo di un orologio. Alcuni però, straziati per le estenuanti ore nella solita posizione, cascano sul pavimento senza smettere di muoversi. L’unico suono che si sente è il ticchettio. Con uno sguardo dolce e tenero Settembrini prende per mano il protagonista.

SETTEMBRINI

Non faccia caso alle persone che incontrerà in questo luogo. Sono nostri pazienti.

L’uomo, incoraggiato dall’atteggiamento che Settembrini ha assunto nei suoi confronti, si fa strada spingendo via quelle anime assuefatte dal rumore assordante. Mentre si avvia verso la porta successiva, però, una persona gli cade ai piedi stremata. Il protagonista, intimorito da ciò che ha visto, si china per aiutarla ma, con un braccio, viene fermato da Settembrini.

SETTEMBRINI

Cosa sta facendo? E’ impazzito? le ho detto che non deve aver niente a che fare con i pazienti. Vuole interrompere la loro terapia? Non perdiamo altro tempo e continuiamo!  

Senza indugiare oltre il protagonista e Settembrini camminano verso la porta di uscita.

Int. stanza 4 – giorno

Anche la stanza successiva è identica alle altre. Stavolta, però, al centro è posizionato un tavolo da Poker circondato da persone che, con ebete euforia, sono intente a giocare. I loro sguardi sono guardinghi e gli occhi puntano esclusivamente le carte e i soldi che custodiscono con gelosia sul tavolo. Sanno che un minimo passo falso li potrebbe portare alla rovina. Una sconfitta è inaccettabile poiché sanno che l’essere umano verrebbe degradato ad un misero scarafaggio privo di vita. Il loro corpo è pervaso da una sottile paura visibile dal sudore della fronte combinato al tremore delle loro mani. Settembrini, vedendo l’uomo titubante nel proseguire, gli da un piccolo colpetto sulla spalla.

PROTAGONISTA

Ma queste persone staranno meglio al termine del trattamento?

SETTEMBRINI

Certo! Devono solo essere rieducati per essere riammessi nella società. Non trova tutto questo molto caritatevole? Guardi! Stia attento ai loro volti e noti come si stanno impegnando.

Il protagonista, in quel momento, si sente a suo agio. Come se quel breve viaggio intrapreso all’interno delle prigioni lo stesse consolando. Ora che la sua paura si è spenta inizia a provare una certa serenità: il suo corpo, infatti, è calmo e rilassato, le sue movenze non sono più goffe e il suo viso è sorridente come se notasse la bellezza e l’armonia che riecheggia in quel grande spazio asettico.

PROTAGONISTA

E’ meraviglioso!

Int. stanza 5 – giorno

Giunti nella terza stanza, anch’essa completamente spoglia, ci sono individui che osservano se stessi davanti ad uno specchio. Settembrini si rivolge al protagonista con l’intento di dargli ulteriori spiegazioni.

SETTEMBRINI

Vede, tutto ciò fa parte di un lungo percorso curativo mirato a rendere i pazienti, soggetti individualisti, più vicini a Dio.

Il protagonista si accorge che tutte le sue angosce e le sue paure, a forza di vedere dei prigionieri espiare le loro colpe, sono miracolosamente sparite. Il suo sguardo è tranquillo perché è convinto che ormai nessuno possa fargli del male: tutto ciò che vede fa parte di una innocente terapia voluta da Dio.

Int. stanza 6 – giorno

Arrivati davanti all’ultima stanza, aperta la porta, il protagonista si trova davanti ai piedi di un letto sul quale giace morente un vecchio signore. L’anziano ha gli occhi socchiusi, privi di vita. Il suo respiro è affannato e spesso soffocato da una terribile tosse secca tipica di chi è un accanito fumatore. Non riesce neanche a parlare o a emettere un qualunque tipo di suono, se non un grande affanno.  La stanza, a differenza delle altre, è angusta e senza finestre. L’unica fonte di luce è data da un polveroso lampadario. 

SETTEMBRINI (rivolto al protagonista)

Esigo che lei non lo sfiori neanche con lo sguardo. Questo lurido vecchio è il male!

A quella vista, il protagonista è sconvolto, come se si fosse completamente sciolto l’incantesimo che lo soggiogava: non riesce più  neanche a respirare. Rimane fermo, immobile davanti al letto senza proferire parola. Il vecchio, vedendo nell’uomo la reazione di disgusto e di terrore, cerca di accarezzargli il braccio ma viene fermato dalla mano di Settembrini. Il protagonista, vedendo il comportamento sgraziato dello scienziato nei confronti del povero vecchio, si rifiuta di lasciare il cellulare all’anziano e decide di ritornare indietro per abbandonare la struttura.

PROTAGONISTA

Ma perché deve trattare così un povero vecchio morente? Ma non prova vergogna nel suo gesto?! Mi fa schifo! Non ho più dubbi! Voi siete dei criminali! Vi denuncio tutti! Me ne vado da questo covo di pazzi.

SETTEMBRINI

Capisco che si senta turbato ma qui è tutto in regola. Lavoriamo giorno e notte a stretto contatto con la legge. 

PROTAGONISTA

La legge permette questo?

SETTEMBRINI

Certamente, tutto ciò che ha visto è voluto da Dio.

PROTAGONISTA

Allora me ne vado! Preferisco ritornare alla vita di prima piuttosto che assistere alla morte di un pover’uomo.

SETTEMBRINI

Noto che non ha ancora le idee chiare. Supponiamo che abbia ragione… lei non è tanto diverso da chi critica. Se andrà via il vecchio morirà comunque tra atroci sofferenze e, per di più, non avrà fatto nulla per aiutarlo! Lei,in questo modo, sarà proprio come me… uno schifoso carnefice …Ma io non sono un vile aguzzino… io sono qui per aiutare sia lei che quel povero anziano. Ciò che deve fare è  semplicemente consegnare quell’arnese al vecchio affinché Dio possa entrare nel suo cuore.

PROTGONISTA

Bugiardo!

SETTEMBRINI

Perché dovrei mentirle? 

PROTAGONISTA

Per rendermi uno schiavo esattamente come gli altri!

SETTEMBRINI

Nessuno qui è schiavo.  Le sto dando la possibilità di compiere una buona azione. Non vuole, forse, che la parola di Dio entri nel cuore di questo sciagurato peccatore? Cosa aspetta? Pensi a quanto sia d’incommensurabile bontà il suo gesto.  

A quelle parole così convincenti, il protagonista inizia a mettere in dubbio tutte le sue certezze: i suoi occhi si muovono vorticosamnete senza alcun senso, le  sue labbra vengono morse dai denti e il suo corpo incomincia a tremare.

PROTAGONISTA

Io… io…

SETTEMBRINI

Vuole rivedere sua moglie sorriderle? E i suoi figli? Non vale la pena, una volta arrivati a questo punto, tirarsi indietro. Ci ripensi. Se tutto questo non fosse ancora sufficiente per farle cambiare idea, non dimentichi cosa si cela nella scatola che ha tra le mani. 

L’uomo inizia a fissare imperterrito il contenitore e, per alcuni minuti, il silenzio regna sovrano. Poi torna precipitosamente indietro e consegna l’oggetto al vecchio. Successivamente l’apparecchio si spenge spengendo così anche  la vita dell’anziano. Il protagonista, per il dolore, rimane senza respiro, i suoi occhi si spalancano completamente  dall’agitazione e dal terrore. All’improvviso un rumore di accensione si riverbera dentro l’involucro. Settembrini, vedendo l’uomo follemente spaventato, gli accarezza dolcemente la nuca sussurrandogli nell’ orecchio.

SETTEMBRINI

Grazie a te quel peccatore può riposare in pace. Adesso un nuovo Dio sta per arrivare!

Dopodiché assume una posa di preghiera.

SETTEMBRINI

Pater noster, qui es in cælis:
sanctificétur Nomen Tuum:
advéniat Regnum Tuum:
fiat volúntas Tua,
sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum
cotidiánum da nobis hódie,
et dimítte nobis débita nostra,
sicut et nos
dimíttimus debitóribus nostris.
et ne nos indúcas in tentatiónem;
sed líbera nos a Malo. Amen.

Finita la recita apre la porta e accompagna il protagonista nella stanza successiva.

Int. stanza 7 – giorno

Il vano è esattamente identico alla stanza iniziale nella quale l’uomo fissava imperterrito la parete bianca.

SETTEMBRINI

Complimenti, ha appena concluso la pratica. Attenda ancora qualche minuto sulla sedia e potrà finalmente uscire dalla struttura.

Prima di uscire dalla stanza, Settembrini, apre la scatola del protagonista e gli consegna il cellulare nuovo. Dopodiché l’uomo si siede sulla piccola sedia posta al centro di quel grande spazio vuoto, fissa imperterrito con gli occhi completamente spalancati una parete bianca. Dalle poche e piccole finestre che ci sono entra una fioca e pallida luce bianca che colpisce a intermittenza il suo volto completamente sconvolto. E’ solo. La stanza è pervasa da un silenzio profondo che si riverbera visibilmente anche nel suo cuore. Infatti, dalla sua bocca paralizzata e lievemente aperta, come se gli fosse impossibile controllarla, fuoriesce una saliva biancastra. Con piccoli movimenti accompagnati da faticosi gemiti cerca di ingurgitarla senza, però, riuscirci. Le sue mani tremanti, in posa di preghiera poco sotto il mento, tengono strette il cellulare come se quell’arnese fosse l’unica salvezza. Dopo alcuni lenti e interminabili minuti l’uomo, in agitazione,con movimenti pesanti e impacciati si alza dalla sedia, apre la porta e cambia stanza.

Int. stanza 8 – giorno

Anche questo spazio è tale e quale agli altri e ad aspettarlo c’è il solito giovane prete seduto sulla medesima poltrona. Lo sguardo della figura religiosa è tranquillo e sorridente e il suo corpo è composto e rilassato.

REVERENDO

Prego, si accomodi.

 L’uomo, per nulla sorpreso, senza alcun indugio, fa come gli dice. Il giovane religioso gli appoggia con delicatezza la mano sulla nuca e inizia ad accarezzarla.

REVERENDO

Cosa le succede? Vedo che il suo cuore è colmo di paura. La esorto caldamente a raccontarmi ciò che la tormenta e vedrà che riuscirò a risolverle il problema.

Nonostante le parole dolci e rincuoranti del padre il protagonista ha il volto ancora sconvolto: i suoi occhi  gonfi e rossi  bagnano di lacrime il suo pallido volto spento. Il suo naso prende e ributta aria con grande affanno e forza a tal punto che le narici, a tratti sembra, che vengano risucchiate nei fori nasali.