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Le esequie

Il Funerale

All’interno di una chiesa viene celebrato un funerale. Ci sono così tante persone che non solo le panche, disposte lungo la navata centrale, sono completamente occupate ma anche il nartece è pieno di gente in piedi intenta ad assistere a quello che sta accadendo. I loro corpi sono illuminati da una fioca luce biancastra proveniente da delle grandi lampade a led, simili allo schermo piatto di un televisore, poste lungo dei pilastri a fascio a confine tra le due navate laterali e quella centrale. Non c’è alcun affresco che riveste le pareti nude se non il color bianco dell’intonaco. Al centro della crociera si trova una bara chiusa di color nero. Un arcivescovo, in piedi nella parte sinistra del presbiterio, cammina con volto impassibile verso l’altare. I suoi passi, però, sono macchinosi e lenti. Sebbene l’uomo abbia una certa età, quegli strani movimenti a scatto non sono dovuti alla semplice vecchiaia, ma sembrano più i sintomi di una strana malattia. Giunto davanti all’altare, il suo viso si volta nella direzione di tutti i presenti e, dopo aver fatto due sospiri, inizia a parlare: ” Cari fratelli e care sorelle, oggi è arrivato il giorno, il giorno in cui si compirà il rito. Il rito in cui colui che era definito il padrone del mondo è morto. Finalmente, siamo giunti qui, per vedere il volto di colui che ci ha creati e salutarlo per l’ultima volta. Vi chiedo di non spaventarvi nel notare il suo volto completamente deturpato da tutte quelle imperfezioni che noi stessi abbiamo superato. Il delitto è compiuto e noi tutti ne siamo orgogliosamente gli autori. In fondo abbiamo eseguito ciò che il progresso ci ha ordinato di fare: eliminare i difetti che la natura ci ha donato per raggiungere un nuovo stadio, superiore a quello precedente nel quale la perfezione regna incontrastata. Abbandonate le vostre paure di aver peccato e incominciate a vivere, perché è proprio da oggi che voi potrete iniziare a respirare. La storia adesso è nelle nostre mani. Questo rito collettivo darà un nuovo inizio all’intera umanità, un’umanità rivolta verso il futuro mentre abbraccia con grazia il presente.”

Tutte le persone, dopo aver ascoltato attentamente il discorso, applaudono incessantemente per qualche minuto. Un applauso che riecheggia nel luogo sacro come una parola di approvazione nei confronti di ciò che ha detto il capo religioso. Finita l’ovazione, il religioso apre il vangelo posto sull’altare, lo scorre fino a una pagina dove vi è raffigurato uno schermo bianco, poi, con le braccia aperte, riprende il discorso.
“Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti affinché noi si possa conoscere nella profondità dei nostri occhi colui che abbiamo ucciso gradualmente con le nostre piccole ma significative azioni quotidiane.”
Poi il suo volto, sempre con un movimento intermittente, si volge verso due sottoposti in piedi dietro di lui e ordina loro di aprire la bara. Senza perder tempo, le due figure si avviano davanti alla cassa da morto, anche loro con passi estremamente innaturali, e la scoperchiano.
L’arcivescovo, vedendo iniziare a piangere una bambina seduta su una panca posta in prima fila, va da lei e, facendo un sorriso per tranquillizzarla, soggiunge “Coraggio bambina, tra poco tutto sarà compiuto. Ti dimenticherai di ogni cosa! Vieni con me e ti farò scoprire la verità.”
La bambina, dopo aver asciugato le lacrime con le mani, fa un sospiro di sollievo, mentre l’uomo le porge la mano. La piccola, vedendo in quel gesto affettuoso un modo per rassicurarla, accetta di buon grado la proposta dell’anziano signore e lo ricambia stringendogliela a sua volta .
“Chi è il genitore della piccola?” domanda.
“Io sono la madre” risponde una signora di mezza età accanto alla bimba.
” Le dispiace se gliela prendo un attimo?” chiede con gentilezza il religioso.
“Assolutamente no, siamo venuti qua apposta” ribatte la donna.
“Bene, gliela riporto subito.” soggiunge l’anziano mentre stringe, con sempre più forza, la mano della bimba. Infine, i due, giunti davanti alla bara, sempre muovendosi a scatti, si mettono a guardare cosa si cela dentro di essa.
“Vedi bambina, riesci a scorgere l’abisso? Non averne paura… guardalo con dovuta placidità e troverai te stessa…” asserisce.
Il volto della piccola, se dapprima appariva angosciato e preoccupato, adesso è calmo e sereno, come se nulla stesse accadendo e con un filo di voce risponde:
” Sì lo vedo… sento che i mali del mondo sono finalmente scomparsi. L’ignoranza, la superstizione, la trascendenza, sono sparite come se non fossero mai esistite”
“Chi c’è dentro quella cassa?” chiede l’uomo.
“Ci sono io, ho il viso pallido come la morte e il mio respiro è finito da tempo… e tu cosa vedi?”
“Anche io mi vedo morto” risponde lui. Poi, dopo una breve pausa, continua il discorso ” vedo che il tuo volto è molto più rilassato rispetto a prima… avanti, tocca il corpo e tutti i tuoi dubbi svaniranno nel nulla”
Senza indugiare, la bambina accarezza il volto dell’altra se stessa nella cassa da morto e, dopo essersi accertata che il cuore abbia cessato di battere, esclama con aria euforica “E’ proprio morta… e per di più è di carne!!”
“Allora come ti senti adesso?” chiede l’anziano religioso
“Non mi sono mai sentita meglio!”
“Sei pronta per prendere il suo posto?”
“Certo che lo sono!”
“Allora adesso puoi tornare a sederti”
“Grazie di cuore, lei mi ha salvata da un’ angoscia terribile” soggiunge la bimba mentre, con il solito strano procedere, si avvia verso la panca dove era prima seduta.
“Bene fratelli, disponetevi in fila indiana e venite al mio cospetto. Come avete visto, non ci vuole molto” ordina l’anziano. E così, tutti i presenti si dispongono lungo la navata centrale in fila, intenti ad aspettare il proprio turno. Anche i loro movimenti sono intermittenti e innaturali come se andassero a scatti, come se la ” malattia” che ha l’uomo, l’avessero presa tutti. Durante quella specie di rito anche i fedeli vedono se stessi morti dentro la cassa. I muscoli del viso, prima contratti, lentamente assumono un espressione più tranquilla, più serena e, alla solita domanda del’’arcivescovo su se siano pronti a sostituirsi con coloro che sono dentro la bara, la risposta è sempre la stessa: sì.
Tornati tutti al loro posto, il religioso, prende da un contenitore dorato, un pezzo di ferro di forma circolare, simile ad un’ostia, si rivolge ai presenti e conclude:” Questo è il corpo del Signore” poi inizia a mangiarlo. Dopo aver mandato giù l’ultimo boccone, inizia a leggere il Vangelo ad alta voce:

Gesù entrò nel tempio del Padre e vi trovò uomini fatti di sola carne. “Vergognatevi! come potete solo pensare di entrare nel regno dei cieli se il vostro corpo è costituito dalla sola carne? Dovete evolvervi!” gridò adirato Gesù. “E come possiamo farlo? La natura ci ha fatto così…Imperfetti… umani” gli chiese un contadino. “Hai ragione… l’imperfezione è carne. Ma Dio ha donato l’intelligenza per sovvertire l’ordine naturale delle cose, per permettere all’uomo di superare ogni sua mancanza e ogni suo peccato. Si deve abbandonare l’idea di continuare a essere schiavi della carne…” rispose Gesù. Il contadino, sempre più incuriosito dalle parole del salvatore si inginocchiò davanti a lui e disse “Come posso farlo?” “Diventa una macchina”.

Finita la lettura, chiude il libro sacro e, con il volto rivolto verso il suo pubblico, soggiunge un’ultima volta:”Il funerale è finito, andate in pace”
A queste parole le persone cominciano ad avviarsi, in religioso silenzio, verso il portone di uscita, finché, all’improvviso, un signore anziano cade a terra producendo un forte rumore metallico che attira l’attenzione di tutti.
“Tutto bene? Si è fatto male?” chiede il vicino al malcapitato
“Non si preoccupi, mi sono solo sbucciato il braccio… purtroppo i miei recettori hanno qualche difettuccio” soggiunge l’uomo mostrando il braccio ferito.
“La pellicola di carne-non-carne si è rotta lasciando scoperto il metallo che c’è sotto… non si preoccupi, con poche centinaia di euro dovrebbe riuscire ad avere un buon ricambio” ribatte un altro. 
Il religioso, una volta che tutti sono usciti dalla chiesa, si dirige verso il sagrato per vedere ancora una volta le persone, sparpagliarsi per le vie dalla città. Una fitta nebbia, però, ha inghiottito la strada rendendo, così, impossibile poter seguire i vari percorsi che prende la folla.
“Confondetevi con la nebbia e ripopolate il mondo di Dio.” soggiunge l’anziano facendo un saluto con il braccio. Poi ritorna davanti alla bara e, con il volto impassibile, guarda l’uomo rinchiuso dentro e dice “La carne diventa cenere, il metallo no.”