Un uomo entra in un supermercato per fare la spesa, prende il carrello e si inoltra tra le lunghe file di scaffali a cercare delle casse d’acqua. Dopo vari minuti le trova: sono di moltissime marche diverse e tutte con un retrogusto particolare. Senza perder tempo, inizia a passare in rassegna le varie etichette sperando di leggere la scritta “acqua oligominerale naturale”. Il tentativo, però, risulta vano. Preso dallo sconforto, si guarda intorno e chiama il primo addetto che vede.
“Mi scusi, ma ho un piccolo problema: non riesco a trovare della semplice acqua naturale. Qua ce ne sono di tantissimi tipi ma mi sembra che manchi quella basilare…forse non sono riuscito io a trovarla?” chiede l’uomo.
“Mi scusi, cerca “dell’acqua oligominerale naturale”? domanda con aria confusa l’addetto.
“Ha capito benissimo.”
“Incredibile, non avrei mai pensato in tutta la mia vita che qualcuno avrebbe avuto una richiesta del genere. Abbiamo tutto… acqua cristallizzata con dei petali di limone sciolti all’interno, acqua cementificata con piccoli spicchi di amianto diluiti con del succo d’anguria, oppure la rivoluzionaria acqua al sapore di pelo di scimmia caduto in un dirupo nel deserto del Sahara per 45 ore consecutive per poi essere raccolto da un beduino, il cui fiato è molto simile a quello di un fumatore incallito che utilizza come stuzzicadenti delle spighe di grano.” soggiunge sempre più convinto l’addetto.
“Tutto molto interessante, non c’è che dire…. ma l’acqua naturale?”
“Mi dispiace … non so davvero come aiutarla. Se vuole vado subito a parlare con il direttore”
“La ringrazio infinitamente, la aspetto qui”
“Bene, le faccio sapere” ribatte l’addetto mentre si precipita verso l’ufficio della direzione. Arrivato davanti al direttore grida ” Abbiamo un problema molto grave, un nostro cliente ha chiesto dell’acqua naturale!”
“Oh Dio mio…non ci voglio credere…chi è questo sciagurato? Non si vergogna della sua richiesta…mi porti subito da lui! ” dice il direttore digrignando i denti.
“Subito!”
Una volta davanti all’uomo il direttore si presenta stringendogli la mano” Buongiorno egregio signore, sono Marco Balducci, il direttore del supermercato. Posso sapere il suo nome?”
“Il piacere è tutto mio, mi chiamo Arnolfo Surri” soggiunge con un lieve sorriso il potenziale compratore.
“Mi ha riferito il collega che lei ha fatto una strana richiesta…”
“Strana richiesta? della semplicissima acqua naturale” ribatte Arnolfo ormai esasperato.
” Guardi che in questo supermercato abbiamo tutti i tipi di acqua al mondo eccetto ciò che vuole lei. Non credo che ci sia niente di male se per una volta, magari, ne prende una più particolare e raffinata” soggiunge il direttore perdendo sempre di più la pazienza.
“La ringrazio, ma sono venuto qua per della semplice acqua naturale…e se non c’è allora vado da un’altra parte!”
“Lei non può andar via in questo modo! Abbiamo accontentato sempre tutti i clienti e lei se ne va mettendo in crisi la nostra reputazione e per di più per una stupida acqua minerale che, molto probabilmente, hanno tolto dal commercio! Mai un cliente si è lamentato qui, mai! Chi si crede di essere di così importante per avere diritto all’acqua naturale? “
” Devo dire che lei è una persona molto gentile… non ho parole. Me ne vado subito!” ribatte Arnolfo ironicamente
“Bravo se ne vada e non torni più” urla, Marco, con tutta la voce che ha.
Arnolfo, senza pensarci due volte, si dirige verso l’uscita. Un inserviente, notando il cliente avvicinarsi alle casse con il carrello vuoto, va da lui per avvertirlo che coloro che non prendono alcun prodotto, come prassi, devono passare da un percorso alternativo. Lo accompagna, quindi, in una stanza collegata ad un’uscita secondaria.
Le pareti e il soffitto di questo spazio sono rocciosi e ricordano una grotta. Al centro, uno accanto all’altro, con lo sguardo rivolto verso un muro, ci sono delle persone che fissano un susseguirsi di immagini di prodotti in vendita in quel supermercato, proiettate da una fonte di luce oltre le loro spalle.
“Cosa ci fanno questi?” chiede incuriosito Arnolfo all’inserviente.
“Non so nemmeno io chi siano. Il direttore dice che sono persone in attesa di scoprire la realtà delle cose… Comunque la porta che vede dall’altra parte della stanza la condurrà all’uscita.”
“Bene, grazie” ribatte Arnolfo avviandosi in quella direzione.
“Grazie a lei, signore. Torni a trovarci il prima possibile” soggiunge l’addetto chiudendo delicatamente la porta dalla quale erano entrati.
Arnolfo, giunto davanti all’uscita, prova ad aprirla ma si accorge che è dipinta. Sentendosi preso in giro, torna indietro a cercare il dipendente che lo aveva condotto lì, ma viene fermato bruscamente da una delle persone della stanza.
“Cosa sta facendo?” chiede l’uomo
“Ma come si permette? Non vede…voglio uscire da questo posto!”
“Non dica stronzate, venga con noi a guardare la verità…è quella l’unica immagine di cui abbiamo bisogno” soggiunge l’uomo fissando Arnolfo negli occhi.
“Mi scusi, ma lei di cosa sta parlando? Voglio tornare a casa…”
“E’ questa la sua casa” ribatte la figura con veemenza.
“Io abito fuori…non in questo luogo!”
“Fuori da dove?”
“Fuori da qui!”
“Lei pensa che esista un mondo fuori da qui?”
“Certo, altrimenti da dove sarei entrato?”
“Lei non è entrato, lei è nato qui come tutti noi”
“Non mi prenda in giro, anche lei è nato in un posto completamente diverso da questo e avrà anche una famiglia che la sta cercando disperatamente” soggiunge Arnolfo appoggiando le mani sulle spalle del prigioniero.
Con il volto impassibile l’uomo fissa Arnolfo negli occhi e ribatte ” Non cerchi di fregarmi, si sieda a guardare la verità come facciamo noi tutti.”
“Lei si è mai accorto in tutti questi anni della mia presenza? No! quindi è impossibile che sia nato qui, le pare?”
“Io non ho ricordo dei volti delle persone…l’unica cosa che mi interessa è quella di guardare incessantemente la proiezione sul muro e che tutti facciano lo stesso. La verità deve essere contemplata con gli occhi e assimilata con il cuore. Una volta fatto ciò, lei si renderà conto delle stupidaggini che andava dicendo.”
“Io sono arrivato qui perché mi ci hanno portato: l’altra porta non è finta” ribatte furiosamente Arnolfo
“Ah no? provi ad aprirla allora “
“Subito” dice Arnolfo sicuro di sé. Poi appoggia la mano sulla maniglia, la abbassa e infine la tira ma, anche stavolta, il tentativo fallisce.
“Maledizione…l’hanno chiusa” soggiunge con disperazione Arnolfo
“Ha visto, anche questa è finta” ribatte l’uomo mettendosi le mani sui fianchi.
“Ma non ha notato come sono entrato? Ho aperto proprio questa porta!!!!”
“Ero intento ad ammirare gli oggetti che venivano proiettati sul muro…”
“Possibile che i suoi compagni non abbiano visto il mio arrivo?”
“Perché non prova anche lei a vedere con i suoi occhi cosa viene rappresentato sulla parete… magari si convince che ho ragione. Non si può uscire da questo posto.”
“Perché, invece, non mi aiuta a sfondare la porta?”
“Perché non si può sfondare una porta finta”
Mentre l’uomo ritorna nella sua posizione iniziale a guardare le proiezioni sul muro, Arnolfo, accortosi che il cellulare non prende in quella specie di cella, prova, con tutta la sua forza, a sfondare l’uscio, senza però ottenere alcun risultato e, dopo estenuanti tentativi, cade a terra stremato.
Alcune ore più tardi la porta viene aperta dal direttore “Sveglia ragazzi…” urla mentre spegne il proiettore. All’improvviso tutti i “prigionieri” riprendono coscienza di sé e guardano con aria frastornata il volto del direttore, tutti, compreso Arnolfo che, dopo aver ripreso le forze, si era messo in un angolo appartato a vedere le immagini proiettate.
“Ormai sono passate diverse ore da quando è stata aperta la porta l’ultima volta. Spero che abbiate meditato incessantemente e abbiate cambiato idea sui nostri prodotti; d’altronde come si può pensare di uscire da un supermercato senza comprare neanche un oggetto? Disumana follia…” continua imperterrito il direttore.
Dopodiché uno dei prigionieri, con un passo confuso e affaticato, gli si precipita davanti e soggiunge
“Mi scusi ma lei chi è?”
Il direttore con una lieve smorfia risponde” non si deve preoccupare di chi sia io, ma di chi è lei. “
“Io…io sono un uomo… semplicemente un uomo” dice il prigioniero mentre si passa le mani su tutto il corpo.
“E lo sa cosa è l’uomo?”
“L’uomo è… ?”
“Glielo dico io… l’uomo è ciò che compra. Lei è un consumatore?”
“Si! io adoro consumare!”
Lo sguardo del direttore si rivolge istantaneamente a tutti i presenti “Bene, chi adora consumare, da oggi può uscire da questa caverna e scoprire, finalmente, la verità su sé stesso!”
Senza aspettare oltre, i detenuti si precipitano fuori dalla grotta trovandosi davanti ai loro occhi tanti scaffali contenenti tutti i prodotti e gli oggetti in vendita che erano stati proiettati.
“Eccola qua la realtà!” esclama uno mostrando a tutti un asciugacapelli come se fosse un trofeo.
“Finalmente le immagini si sono fatte reali!” urla un’altro.
Arnolfo guarda allibito intorno a sé, ricordandosi a malapena dove fosse la vera uscita, e, indicandola con un dito, grida “C’e altro là fuori… provate ad aprire quella porta là e vedrete!”.
A queste parole tutti, simultaneamente, si scagliano contro Arnolfo per massacrarlo. Ormai solo e disperato, il pover’uomo allunga il suo braccio verso la porta d’uscita per avere, ancora un’ultima volta, la speranza di toccarla.
